...
Tieniti aggiornato, iscrivendonti alla nostra Newsletter!
Accettare le condizioni prima di confermare!

Convento S. Maria del Cengio

Il Cengio

Talitha Kum

Casa dei Sentieri

Eremo S. Maria

Servi di Maria

PRIMA L'UOMO

Data: 15-10-2026, in Commenti al Vangelo

domenica XXIX - p. Ermes Ronchi - 18 ottobre 2026

  In quel tempo, i farisei se ne andarono e tennero consiglio per vedere come cogliere in fallo Gesù nei suoi discorsi. Mandarono dunque da lui i propri discepoli, con gli erodiani, a dirgli: «Maestro, sappiamo che sei veritiero e insegni la via di Dio secondo verità. Tu non hai soggezione di alcuno, perché non guardi in faccia a nessuno. Dunque, di’ a noi il tuo parere: è lecito, o no, pagare il tributo a Cesare?». Ma Gesù, conoscendo la loro malizia, rispose: «Ipocriti, perché volete mettermi alla prova? Mostratemi la moneta del tributo». Ed essi gli presentarono un denaro. Egli domandò loro: «Questa immagine e l’iscrizione, di chi sono?». Gli risposero: «Di Cesare». Allora disse loro: «Rendete dunque a Cesare quello che è di Cesare e a Dio quello che è di Dio».  Mt 22,15-21

PRIMA L’UOMO

Gesù ripete: Tu non appartieni a nessun potere. Resta libero da tutti, da ogni tentazione di lasciarti asservire. Non appropriarti dell’uomo! E' cosa di Dio. 

Vengono da Gesù e gli pongono una di quelle domande taglienti che fanno impennare l’audience e dividono gli spettatori: È lecito o no pagare le tasse a Roma? Tu, rabbi, legittimi gli invasori o stai con la tua gente?

Con qualsiasi risposta, Gesù rischiava la vita. O per mano dei Romani, come ribelle, o per il pugnale degli Zeloti, come collaborazionista.

Gesù non ci sta. Lui, che tra i suoi aveva preso uno della guerriglia anti-romana, Simone lo Zelota, e uno, Levi, che riscuoteva le tasse per l’impero (come riuscisse a farli convivere resta un mistero!). Ma è la grande utopia del Vangelo: eliminare il concetto stesso di nemico.

Gesù non risponde alla domanda se sia lecito o no, non gli interessa quell’approccio piccolo a un problema grande: mostratemi la moneta del tributo!

Siamo nell’area sacra del tempio, dove era proibito introdurre figure umane, anche se coniate sulle monete. Per questo all’ingresso stazionavano i cambiavalute. I farisei, rigorosi a parole, nei fatti sono pronti a tutti i compromessi,

Gesù risponde con due cambi di prospettiva. Il primo: sostituisce il verbo pagare con il verbo restituire: Rendete, restituite, date indietro a Cesare, ciò che è suo. Un imperativo sociale forte, che coinvolge ben più di qualche moneta e dà forma all’intera vita: ridate indietro, a Cesare e a Dio, alla società e agli altri, perché niente è davvero vostro.

Dal momento che inizio a esistere, vivo per le cure di qualcuno. Sono debitore verso i miei genitori, la scuola, la sanità, verso chi mi garantisce sicurezza e affetto. Sono debitore nei confronti di arte, scienza, tecnica. Tutto il fiato che ho respirato dal primo giorno della mia vita è dono del lavoro di miliardi di foglie e fili d’erba. Vivo per restituire amore a chi con l’amore mi ha fatto e mi fa vivere.

Sono, nei confronti della vita, un debitore. E sono un debitore grato.

Se avessimo tra le mani quella moneta romana balzerebbe agli occhi il secondo cambio di paradigma di Gesù. Sulla moneta è impresso il profilo dell’imperatore Tiberio con l’iscrizione: Al divino Tiberio, figlio di Augusto. Sottinteso: “appartiene a, è proprietà di”. Il proprietario di quell’oro è l’imperatore. Gesù scinde di netto l’unità delle due parole ‘divino Tiberio’: Tiberio non è divino, non è Dio. Restituite a Dio quello che è suo: di Dio è la terra e quanto contiene, di Dio è l’uomo, di poco inferiore a un dio (Salmo 8). Quell’uomo che è anche poco più che un alito, un’ombra che passa (Salmo 144): ma tu Cesare non lo spegnerai! A Cesare le cose, a Dio la persona.

Gesù ripete: Tu non appartieni a nessun potere. Resta libero da tutti, da ogni tentazione di lasciarti asservire. E ad ogni potere umano il Vangelo ricorda: Non appropriarti dell’uomo! Non violarlo, non umiliarlo: è cosa di Dio. Ogni creatura è prodigio che ha il Creatore nel sangue, e nel respiro.