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Quella mano come un fiore

Data: 01-02-2024, in Commenti al Vangelo

Domenica 4 febbraio 24 - fra Ermes Ronchi

In quel tempo, Gesù, uscito dalla sinagoga, andò subito nella casa di Simone e Andrea, in compagnia di Giacomo e di Giovanni. La suocera di Simone era a letto con la febbre e subito gli parlarono di lei. Egli si avvicinò e la fece alzare prendendola per mano; la febbre la lasciò ed ella li serviva. Venuta la sera, dopo il tramonto del sole, gli portavano tutti i malati e gli indemoniati. Tutta la città era riunita davanti alla porta. Guarì molti che erano affetti da varie malattie e scacciò molti demòni; ma non permetteva ai demòni di parlare, perché lo conoscevano. (...)Marco 1,29-39

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QUELLA MANO COME UN FIORE

Non cerchiamo di fronte al dolore innocente risposte che non ci sono, ma cerchiamo i gesti di Gesù: che ascolta, si avvicina, si accosta, prende per mano e “rialza”. È il verbo della risurrezione. 

Se non ci fosse il male sulla terra, chi penserebbe a Dio? (Simon Weil).

Una giornata a Cafarnao, Gesù immerso nella folla, assediato da un crescendo turbinoso di malattie e demoni che si acquieta nella preghiera segreta, sul monte.

Dopo il tramonto, finito il sabato con i suoi 1521 divieti, tutto il dolore di Cafarnao si riversa sulla casa di Simone: la città intera era davanti alla porta, davanti a Gesù che ama le porte aperte di Dio, che fa entrare occhi e fiori di stelle, polline di parole e il rischio della vita, del dolore e dell'amore.

La suocera di Simone era a letto con la febbre, e subito gli parlarono di lei. Miracolo così povero di contorno e di pretese, così poco vistoso, dove Gesù neppure parla. Parlano i gesti.

Non cerchiamo di fronte al dolore innocente risposte che non ci sono, ma cerchiamo i gesti di Gesù: che ascolta, si avvicina, si accosta, prende per mano e “rialza”. È il verbo della risurrezione. Gesù alza, eleva, fa sorgere la donna alla sua andatura eretta, alla fierezza del fare e del prendersi cura, e quella casa dalla vita bloccata si rianima, e l’anziana si mette a servire con la cura e la leggerezza degli angeli nel deserto, quando come madri custodivano Gesù dopo le insidie del male.

Quante cose contiene una mano. Un gesto così può sollevare una vita!

Questo miracolo dimesso e senza parole ci invita a smetterla con l'ansia contro le nostre febbri interiori. E quelle guarigioni compiute dopo il tramonto, quando iniziava il nuovo giorno, raccontano un mondo al ritmo della Genesi: e fu sera e fu mattino, miracolo della vita guarita e incamminata verso la sua fioritura.

Un apologo famoso dice: un uomo vede un bambino che muore di fame, e grida al cielo: "Dio, che cosa fai per lui?" E una voce risponde: "io, per lui, ho fatto te!". Solidarietà è l’inizio della guarigione.

Quando era ancora buio, uscì in un luogo segreto e là pregava. Gesù, pur assediato, sa inventarsi spazi segreti nella notte. Un giorno e una sera per pensare all'uomo, una notte e un'alba per pensare a Dio. Perché ci sono nella vita sorgenti segrete, alle quali accostare le labbra. E la prima delle sorgenti è Dio. Simone lo rincorre, lo cerca, lo trova: «cosa fai qui? Sfruttiamo il successo, Cafarnao è ai tuoi piedi». Ma Gesù destruttura le attese di Pietro e le nostre illusioni: andiamo altrove! E se ne va per altri villaggi, in cerca del male di vivere, a sollevare altra vita. Verso un altrove che non sappiamo, che un po' mi seduce e un po' mi impaurisce, ma al quale affido ogni giorno la speranza accostando la mia mano a quel fiore profumato che è la tua, Signore, a quella mano che non hai mai cessato di tendermi, per sollevami.

Uomo e Dio, l'Infinito e il mio nulla così: mano nella mano a cui aggrapparmi forte per essere trasfigurato e rialzato, icona mite e profumata della buona novella.

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