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Le danze dell'amore

Data: 04-01-2024, in Commenti al Vangelo

Domenica 7 gennaio 24 - battesimo di Gesù - p. Ermes Ronchi

In quel tempo, Giovanni proclamava: «Viene dopo di me colui che è più forte di me: io non sono degno di chinarmi per slegare i lacci dei suoi sandali. Io vi ho battezzato con acqua, ma egli vi battezzerà in Spirito Santo». (...)E, subito, uscendo dall’acqua, vide squarciarsi i cieli e lo Spirito discendere verso di lui come una colomba. (...)​​Mc 1,7-11

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LE DANZE DELL'AMORE

Il battesimo del Figlio racconta ciò che manca a Dio: essere riamato dai liberi, splendidi, meschini, traditori, amati figli che noi siamo. Sulla riva del fiume, quel giorno, una divina impazienza scese sull'umanità, squarciando finalmente il cielo che si aprì per sempre.

Gesù al Giordano ci riporta alla Genesi, alle prime immagini della Bibbia, quando lo spirito di Dio aleggiava sulle acque di un oceano gonfio di vita inespressa.

L'origine del creato è scritta sull'acqua; la nostra, nell’acqua del grembo di nostra madre.

Sulle rive del Giordano, il racconto è come una miniatura di Vangelo, ne illumina alcune tra le verità più alte. Racconta il Figlio del cielo che si immerge nel fiume dell'umanità, il fratello che scorre sul confine rischioso tra deserto e terra promessa.

Racconta di me e di te, ognuno figlio prediletto. In questa parola risiede la sostanza del battesimo: diventare figli amati, avere doppie radici nel profondo della terra e nel profondo del cielo.

Gesù non aveva alcun bisogno di farsi battezzare, è come se invece fosse lui a battezzare il Giordano, vi si immerge e lo santifica, con la sua presenza di creatura intrisa di Dio.

E Gesù, uscito dall’acqua, vide squarciarsi i cieli, vide lo Spirito volteggiare come una colomba. Noto la bellezza del particolare: il cielo si squarciò, si lacerò, si strappò.

Non può essere che la pressione dell’amore di Dio a far strappare il cielo, perché quando l’amore preme dentro con l’urgenza di uscire, dopo non può che irrompere. Sulla riva del fiume, quel giorno, una divina, amorosa impazienza scese sull'umanità, squarciando finalmente il cielo che si aprì per sempre.

Il battesimo del Figlio racconta poi ciò che manca a Dio: essere riamato dai liberi, splendidi, meschini, magnifici, traditori, amati figli che noi siamo.

La voce dal cielo ripete ad ogni battezzato: “Tu sei il Figlio mio, l'amato”, oggi ti ho generato. E ti affido al rischio di essere te stesso, figlio che diventa fratello dell'uomo.

L’immagine del cielo aperto indica la nostra vocazione: alzare gli occhi su pensieri altri, su vie alte che sovrastano le nostre vie; sentire che nella nostra vita sono in gioco forze più grandi di noi; che vengono da altrove, da una fonte fedele che non viene meno, che ci alimenta; che non abbiamo in noi la sorgente di ciò che siamo. Con questa fede possiamo anche noi aprire spazi alla luce, aprire speranza, abitare la terra con quella parte di cielo che la compone.

Una danza dello Spirito sull'acqua è il primo movimento della Bibbia. Una danza nelle acque del grembo materno è il primo movimento di ogni figlio della terra. Una colomba che danza sul fiume è l'inizio della vita pubblica di Gesù.

E una voce che dal cielo non tacerà e verrà a squarciare ancora ogni disamore: Figlio, il termine più potente per il cuore. Vertice della storia umana, culmine della storia divina, eco di Uno che viene a prendere in braccio lo storto mondo umano.

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